sabato 28 febbraio 2015

S Chassis.

Due litri, turbo, trazione posteriore, uno splendido scascione color verde/blu/bho che non ebbe neanche il tempo di fare un mese di vita che aveva già uno scarico completo mongoose, gentilmente donato da un amico.
E diciamolo, era uno scarico simpatico ma faceva ridere un po’, suonava civile per poi impennare sopra i 3000 giri, inoltre il terminale non era tondo ma schiacciato e sporgeva tantissimo !!! A momenti mi ci potevo sedere sopra! 

Altro? Barra duomi superiore anteriore Whiteline, short shifter B&R che dire che era corto e duro è un eufemismo sessuale, sospensioni Bc Racing 8/6, camber arms, braccetti su uniball che dopo qualche botta cominciavano a cigolare e mi portavo dietro il grasso spray, carrozzeria “da rivedere”, mascherina frontale eliminata, paraurti posteriore leggermente più blu del resto della scocca… insomma, questa Silvia era la mia grezzona e mi piaceva così!! Perché ? perché volevo usarla e non coccolarla pulita pulitina, mammamiapiove non la esco. Non era la mia "bambina", come sento dire tanti quando si riferiscono al proprio mezzo, era il mio ferro, forse non super efficace, non bellissimo, non ultra performante come poteva essere e non guidato al massimo date le mie scarse capacità di "pilota", ma era MIA in ogni suo aspetto. Il primo amore, insomma. 
Il progetto? Migliorarla innanzitutto dinamicamente,  la volevo più efficace per il time attack, per le curve insomma, cosa che se lo dite in giro vi linciano perché “la Silvia è nata per il dOriFtooooo!!!!” ma a me, di fare drift, non interessa. Bello da vedere, per carità, ultra spettacoloso, ma non è il mio stile. Poi vai a vedere chi gira sotto i due minuti a Tsukuba e ci trovi una Silvia S15 ultra pompata…
Una buona auto, la S14, una buona potenza sebbene l’Sr20det di serie, data la turbina t28 in bassissima pressione (0.6 bar circa ), sembra spingere più come un aspiratone, e sebbene sia un turbo anni 90, manca la “botta” di cui si sente tanto parlare. E sticazzi dico io. A me piaceva usarla per camminarci, non per mettermici di traverso e la regolarità nel motore che spingeva bene la trovavo molto adatta alla guida, anche giocandoci sulle colline nei pressi della città. Elaborandolo, il discorso cambia e diventa una bestia che ruggisce potenza. 
Ricordo una S14A che squagliava paraurti e sparava fiammate belle potenti... ma è tutta un'altra storia. Ci sono alcune storielle carine, di cavalcate per i colli con api che entrano nell'abitacolo o di un ritorno da un time attack, con me passeggero di questa 14A, che perse la ruota anteriore sinistra in autostrada. 
Poliziotto "ragazzi, avete bucato?"
Io "No, abbiamo perso una ruota"
Ma è il passato. 
Al momento credo che in Italia non ci siano Silvia elaborate da time attack, tranne due o tre forse, ma anche nel resto del mondo sono scarsamente considerate per questo scopo. Come si diceva, è soprattutto utilizzata come mezzo da drift, per la sua distribuzione dei pesi molto sbilanciata in avanti. Sia la S14 (e la 14A, suo facelift frontale) che la S13 hanno questo “marchio” impresso sin dalla nascita, ed in fondo è vero, ma io credo che ognuno possa rendere la propria macchina più adatta al suo stile di guida. Poi certo, se prendi un’auto del genere, gli metti gli angoli in un certo modo, te ne freghi del tempo e ti scatafasci di traverso sulle piste, sicuro ti diverti “con poco” , se t'accontenti. 
Anche se una volta, in un kartodromo, prendendo una curva troppo violentemente...

Avendo avuto una 14 è superfluo dire che mi piaceva come linea, sebbene moooolto anni ’90, la "mondeo" così chiamata per il frontale simile a quel cesso di ford -.- . Il suo facelift, invece, è davvero aggressivo e lo trovo accattivante, sebbene penso che il nuovo frontale mal si raccorda al posteriore molto tondeggiante che, a parte i fari, non ha subito nessuna modifica.

Certo, guardandole di fianco sembrano sempre un po' troppo lunghe e "strane" come coupè, con un culotto tondo tondo sporgente! 
Gli interni facevano cagare in ogni versione, bisogna dirlo. Quei sedili, anche in versione "lusso" di pelle, bianchi (madonnatamarraggine) o neri, sempre scivolosissimi e economici come quelli di una dacia Logan. 
La S13? Mah. Come è noto le 13 in Italia sono state importate solo in versione 180sx: frontale appuntito con luci a scomparsa e coda con portellone ad hatchback e, sinceramente, non la ho mai apprezzata più di tanto. La versione originale giapponese, invece, sembra un berlinone 3 volumi molto squadrato, dal frontale interessante se reso più aggressivo, ma dal posteriore bruttino e troppo retrò. 


Quindi?
Tanti, dato che il telaio di base era lo stesso, hanno pensato di fare dei mash up mixando i due modelli e creando la Onevia e la Sileighty. Io preferisco la seconda: frontale originale S13 e posteriore hatchback.



Ovviamente con l’SR20Det che in Giappone era montato di serie!!!

E la S15? Uno spettacolo, praticamente era una S14 con alcune modifiche, come turbina, elettronica e altri elementi minori. Stesso motore ma portato già a 250 cv dalla fabbrica. 
 Un peccato che non sia mai stata importata in Italia, un peccato che sia stata prodotta per poco tempo e un peccato che Nissan non abbia continuato la stirpe dei telai S !


Ma nooooo, concentriamoci solo sui telai Z!! Vaffanculo, Nissan. Ridacci una Silvia! 

giovedì 26 febbraio 2015

The PetrolHead zone: Origins

The Petrolhead zone.

Facciamo che questo è solo un post di presentazione, per giustificarci un po’ della bassa qualità di questo scritto,  così da non prenderci troppo sul serio.
Questo blog, questa paginetta tutta personale, non vuole essere una puntuale rivista di recensioni di motori. Tutt’altro. The petrolhead zone è una “zona franca” dove il cuore spinge benzina come un pistone [o un rotore] e rischia di prendere fuoco da un momento all’altro. Perché, diciamolo, i fissati di motori non sanno cosa sia l’oggettività, in fondo al proprio intimo sanno che la loro macchina è la migliore, che parteggiano per questa o per quest’altra casa e che odiano immotivatamente le golf tutto ciò che va contro il proprio credo motoristico personale.
Quindi no, non vi aspettate mezze misure, sguardi gentili, considerazioni imparziali perché tutto sarà filtrato da cuore e cervello di chi scrive, soggettivamente come solo un appassionato può fare, commentando a modo mio, secondo le mie opinioni, anche discutibili ed errate come quelle di ogni altro Petrolhead.
Per cui aspettatevi pure qualche bella cazzata, voi mi corrigerete.

La domanda principale, dopo tutto questo ambaradan, è: Chi sei? Ma che cavolo guidi? 
Mi sembra il modo migliore per inaugurare il blog.
Al momento sono possessore di una Toyota Celica T23 TS del 2002 acquistata circa un anno fa. MA ne parleremo in seguito.
Oggi voglio parlare di ciò che guidavo PRIMA e di come ci sono arrivato, qui, ora, e di come sono diventato un maniaco dell’automobile. Sportiva eh, non mi chiedete dell’abitabilità di una micra o di quanto fa al litro una mini cooper perché sticazzichissenefrega.
Le origini, dicevamo, del Petrolhead.
Dunque, si sa, a 18 anni o sei uno che gli regalano la sportivetta di moda o guidi quello che c’è in casa, e così fu per me. Fiat Punto, 1.2 16 valvole, 85 cv, un piccolo e splendido barattolo ammaccato blu scuro metallizzato che ancora marcia, con consumi ridicolmente alti e due guarnizioni della testata squagliate a 90.000 km.
Insieme a lei, la PANDA, la grande panda del mio cuore, anno 1992, 750 fire, tripudio di cigolii, carroarmato a singola spazzola, seminava il terrore su strada perché chissenefreganons’ammaccamancoselaspatasciocontroilmuro.
Ed è successo. In autostrada. Finendo quasi sotto un TIR. E allora Bon, cambiamo macchina che questa sta morendo e ce ne serve un’altra lo stesso: giunge il piccolo Cinquino 1.2 benza, un cancro di lentezza, assetto morbido da curve piegate che le superbike melasucano.
Ma tutto questo parlare dei muletti di casa, perché? Dove sono le gomme fumanti e le frizioni sbruciacchiate? Beh perché succedono cose strane, a volte, nel cuore di un appassionato. Quello era un tempo in cui “compriamo quello che cavolo consuma meno, per carità. Non  mi interessa una beata cippa, basta che non ci devo mettere la benza.” Ed erano i tempi in cui OMMADONNA la benzina sta a 1.32 non mi bastano i soldi !!!!!
Facciamo un salto indietro, alle elementari, alla Play Station, alla tappa obbligata per ogni petrolhead in fasce negli anni 90: il videogioco di auto che ti segna. A quei tempi erano due, i videogiochi che, inevitabilmente, indirizzavano ad una vita fatta di “quanti cavalli ha?” : Gran Turismo e Colin McRae Rally.
Per me fu il secondo, sebbene rimasi conquistato da Gran Turismo 2 qualche anno dopo (ma del quale ricordo fregai il salvataggio a mio cugino che era al 100% perché salcazzo le patenti non mi sono mai andate giù, coi loro cazzilli di abilità). E quindi Colin, Colin e la sua Subaru Impreza blu con livrea dorata.
Consumai la demo fracassando quella macchinetta fino al telaio, correndo contro mio cugino a bordo della Corolla in livrea Castrol.


E da lì fu un attimo a “Padre, compriamo una Subaruimprezaancheusata?”, “da grande voglio fare il pilota di Rally”, comprare TuttoRally in edicola compreso di cappellino, ricerca dei modellini (mai trovati), parlarne ogni giorno, ogni compleanno  [celebre la battuta “ogni compleanno ti fai regalare un pezzo di subaru e poi la monti”] e così via, fino a che l’adolescenza (e la patata) non ha lentamente sopito il sogno e la passione, così irragiungibili.
Come si diceva prima, arriva la sopracitata 500, il primo forum di 500, leggere delle prime modifiche… e poi scatta qualcosa, incontri un club della tua zona, vedi le prime sportive, pensi a qualche modifichina da fare, un pomello del cambio, un cerchietto, un assettino… e no, la 500 non va bene per queste cose. Non vogliamo essere dei tamarri. 
Gira che ti rigira, metti da parte questo, metti da parte quello, conosci quell’altro, infilati nell’ambiente automotive, eccola, la fiamma che ritorna! E comincia il LOOP che ognuno di noi conosce Subito.it-autoscout24-forum specializzati ogni giorno, spulcia l’annuncio, guarda la macchina, chiedi consiglio, guardati intorno, scegli, decidi…

E dopo un lungo, lungo periodo, arrivò la mia prima “sportiva”, una Nissan Silvia S14 del 1995, di cui parlerò nel prossimo post, insieme a tutto ciò che gli gira intorno. Soprattutto la questione doriftoooooo o time attack del mondo S chassis.