The Petrolhead zone.
Facciamo che questo è solo un post di presentazione, per
giustificarci un po’ della bassa qualità di questo scritto, così da non prenderci troppo sul serio.
Questo blog, questa paginetta tutta personale, non vuole
essere una puntuale rivista di recensioni di motori. Tutt’altro. The petrolhead
zone è una “zona franca” dove il cuore spinge benzina come un pistone [o un
rotore] e rischia di prendere fuoco da un momento all’altro. Perché, diciamolo,
i fissati di motori non sanno cosa sia l’oggettività, in fondo al proprio
intimo sanno che la loro macchina è la migliore, che parteggiano per questa o
per quest’altra casa e che odiano immotivatamente le golf tutto ciò che
va contro il proprio credo motoristico personale.
Quindi no, non vi aspettate mezze misure, sguardi gentili,
considerazioni imparziali perché tutto sarà filtrato da cuore e cervello di chi
scrive, soggettivamente come solo un appassionato può fare, commentando a modo
mio, secondo le mie opinioni, anche discutibili ed errate come quelle di ogni
altro Petrolhead.
Per cui aspettatevi pure qualche bella cazzata, voi mi
corrigerete.
La domanda principale, dopo tutto questo ambaradan, è: Chi
sei? Ma che cavolo guidi?
Mi sembra il modo migliore per inaugurare il blog.
Al momento sono possessore di una Toyota Celica T23 TS del
2002 acquistata circa un anno fa. MA ne parleremo in seguito.
Oggi voglio parlare di ciò che guidavo PRIMA e di come ci
sono arrivato, qui, ora, e di come sono diventato un maniaco dell’automobile.
Sportiva eh, non mi chiedete dell’abitabilità di una micra o di quanto fa al
litro una mini cooper perché sticazzichissenefrega.
Le origini, dicevamo, del Petrolhead.
Dunque, si sa, a 18 anni o sei uno che gli regalano la
sportivetta di moda o guidi quello che c’è in casa, e così fu per me. Fiat
Punto, 1.2 16 valvole, 85 cv, un piccolo e splendido barattolo ammaccato blu scuro
metallizzato che ancora marcia, con consumi ridicolmente alti e due guarnizioni
della testata squagliate a 90.000 km.
Insieme a lei, la PANDA, la grande panda del mio cuore, anno
1992, 750 fire, tripudio di cigolii, carroarmato a singola spazzola, seminava il terrore su strada perché
chissenefreganons’ammaccamancoselaspatasciocontroilmuro.
Ed è successo. In autostrada. Finendo quasi sotto un TIR. E
allora Bon, cambiamo macchina che questa sta morendo e ce ne serve un’altra lo
stesso: giunge il piccolo Cinquino 1.2 benza, un cancro di lentezza, assetto
morbido da curve piegate che le superbike melasucano.
Ma tutto questo parlare dei muletti di casa, perché? Dove
sono le gomme fumanti e le frizioni sbruciacchiate? Beh perché succedono cose
strane, a volte, nel cuore di un appassionato. Quello era un tempo in cui
“compriamo quello che cavolo consuma meno, per carità. Non mi interessa una beata cippa, basta che non
ci devo mettere la benza.” Ed erano i tempi in cui OMMADONNA la benzina sta a
1.32 non mi bastano i soldi !!!!!
Facciamo un salto indietro, alle elementari, alla Play
Station, alla tappa obbligata per ogni petrolhead in fasce negli anni 90: il
videogioco di auto che ti segna. A quei tempi erano due, i videogiochi che,
inevitabilmente, indirizzavano ad una vita fatta di “quanti cavalli ha?” : Gran
Turismo e Colin McRae Rally.
Per me fu il secondo, sebbene rimasi conquistato da Gran
Turismo 2 qualche anno dopo (ma del quale ricordo fregai il salvataggio a mio
cugino che era al 100% perché salcazzo le patenti non mi sono mai andate giù,
coi loro cazzilli di abilità). E quindi Colin, Colin e la sua Subaru Impreza blu con livrea dorata.
Consumai la demo fracassando quella macchinetta fino al
telaio, correndo contro mio cugino a bordo della Corolla in livrea Castrol.
E da lì fu un attimo a “Padre, compriamo una Subaruimprezaancheusata?”,
“da grande voglio fare il pilota di Rally”, comprare TuttoRally in edicola
compreso di cappellino, ricerca dei modellini (mai trovati), parlarne ogni
giorno, ogni compleanno [celebre la
battuta “ogni compleanno ti fai regalare un pezzo di subaru e poi la monti”] e
così via, fino a che l’adolescenza (e la patata) non ha lentamente sopito il
sogno e la passione, così irragiungibili.
Come si diceva prima, arriva la sopracitata 500, il primo forum
di 500, leggere delle prime modifiche… e poi scatta qualcosa, incontri un club
della tua zona, vedi le prime sportive, pensi a qualche modifichina da fare, un
pomello del cambio, un cerchietto, un assettino… e no, la 500 non va bene per queste cose. Non vogliamo essere dei tamarri.
Gira che ti rigira, metti da parte questo, metti da parte
quello, conosci quell’altro, infilati nell’ambiente automotive, eccola, la
fiamma che ritorna! E comincia il LOOP che ognuno di noi conosce
Subito.it-autoscout24-forum specializzati ogni giorno, spulcia l’annuncio, guarda la macchina,
chiedi consiglio, guardati intorno, scegli, decidi…
E dopo un lungo, lungo periodo, arrivò la mia prima “sportiva”,
una Nissan Silvia S14 del 1995, di cui parlerò nel prossimo post, insieme a tutto ciò che gli gira intorno. Soprattutto la questione doriftoooooo o time attack del mondo S chassis.

Nessun commento:
Posta un commento